Val Torta, verso la capanna Cristallina (Ch)

 camera Verso la capanna Cristallina dalla val Bedretto (Svizzera).

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Stagione '01

Piz Forst [1 aprile '01]

From: "Bro_lo" To: "Bro_gio" Cc: "Bro_u" Subject: birra! Date: Tue, 13 Mar 2001 12:11:12 +0100 / Mi ha chiamato la Forst di Cesate: arriva la birra di Pasqua. Non c'è il fustino da 5 litri, ma solo 50 (per bar) o il 12 e mezzo. Io sono d'accordo per il 12,5: si fa una festa e si apre. E' solo necessario un rubinetto che si compra ovunque. Mi hanno dato il numero del rivenditore specializzato di Milano. Telefonare e dire che abbiamo parlato con Forst di Cesate ecc. ecc. Propongo che sia tu ad avere l'onore di occupartene ... Io partecipo, ovviamente, a livello economico e idrico. ciao

From: "Bro_gio" To: "Bro_lo" , "brosU Bro_u" Fri, 23 Mar 2001 15:47:43 +0100 / Dopo non so quanti tentativi sono finalmente riuscito a parlare con 'sto Lazzarini. La birra di Pasqua è la stessa birra di Natale e la stessa birra che continuamente producono e alla quale cambiano il nome in certe occasioni. A monte. Il fustino da 12,5 litri costa 40.000 + IVA. Il rubinetto costa 75.000 + IVA. A questo punto dobbiamo decidere: 1. Se fidarci di un rubinetto livello supermercato (io non li conosco e non so quanto costano, ma 75.000 mi paiono un investimento esagerato); 2. Quando bere questa birra benedetta. Una volta che l'abbiamo ordinata conviene tirarle il collo presto (è birra fresca e non sta lì dei mesi). Quindi, avanti con le proposte. Il prossimo sabato sera per me va bene, e siamo in tempo: lunedì se facciamo l'ordine la birra arriva in tempo. A voi. b.joe

From: "Bro_gio" To: "Bro_lo" Cc: "Bro_u" Subject: R: birra! Date: Mon, 26 Mar 2001 09:16:07 +0200 / ORDINATA! per sabato possiamo stare tranquilli!;

Piz Larescia [11 febbraio '01]

A una certa età, se nell'età precedente non si è diventati dei duri e ci si è oberati di lavoro e di famiglie da mantenere, e se si è capito che la montagna andava trattata con una certa moderazione, ebbene, a una certa età alla montagna si chiede e si dà quel che si vuole e non quel che si deve. E così, si comincia a transigere sugli orari. La sveglia? Meglio dopo l'alba, mai molto prima. Il percorso? Sicuro. Gli obiettivi? Da dividere in tre categorie. Gli obiettivi primari: divertirsi, fare foto, mangiare, rientrare per cena. Gli obiettivi secondari: raggiungere la cima, migliorare lo stile di discesa. Gli obiettivi accessori: competere, rispettare i tempi. Le prospettive? Accumulare abbastanza soddisfazione da motivare la successiva uscita. Con tali premesse, i tre Snow Brothers si sono finalmente riuniti sul campo, dopo oltre un anno dallo storico primo incontro sulle piste e sui ristoranti di Solda, e dopo imprese memorabili ma non molto atletiche contro una raclette e contro aringhe crude polacche. Per punire la Cima Larescia (2.200 m) è bastato fissare un appuntamento a Lugano, ore 8,30 (precise e rispettate). Partenza sci ai piedi alle 10,45. Qualche problema per gli zoccoli sotto le pelli, qualche incertezza di orientamento, qualche rallentamento per riprendere fiato. In vetta alle 13. Minuto più (b-Joe), minuto meno (b-Lo e b-U). Sosta generosa e poi, girati gli sci, giù alla ricerca del godimento. La discesa avveniva Però in neve ormai abbondantemente trasformata, livello pasqua, da un sole caldo primaverile. Giornata davvero particolare, da questo punto di vista. Ma tant'è: chi tardi arriva in acqua sguazza. Un piccolo dramma. A un bivio, la maggioranza sceglieva la strada sbagliata, che portava molto sotto la macchina. ciò obbligava i tre a una risalita non proprio soddisfacente che toglieva energie e aumentava il bisogno di cibo. Ma le cucine erano chiuse, alle 16. Ottima la birra prodotta da un bar di un paesino grazioso e silenzioso. Meno cordiale la barista, che negava esserci cibo, e negava esserci pane. Ma lo sguardo acuto di b-Lo individuava dietro lo scorrevole della cucina sfilatini da 50 centimetri. E la barista, chiudendo la porta, si alienava la vendita di un secondo giro di birre, che le veniva annunciato, ma a condizione che fosse accompagnato da conforto solido. Si rientrava affamati, moderatamente stanchi, e tutto sommato lanciati verso nuove avventure. Ma il dubbio che se si fosse partiti prima... Ma che dico? Nessuno disconosce i vantaggi delle levate mattutine, ma, in fondo, ci sono vantaggi anche maggiori.

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Improvvisamente una mail ...

From: "Bro_gio" To: "brosU Bro_u" , "brotherLO Bro_lo" Subject: rinnegato Date: Mon, 5 Feb 2001 21:27:33

Amati bros, c'è un tempo per crescere, un tempo per imparare, un tempo per costruire, un tempo per divertirsi e, di conseguenza, un tempo per capire. Dopo 33 anni di montagna, sì amati bros, 33 anni, io ho capito. Ho capito una verità tremenda e bellissima, sconvolgente e semplice. Ho capito qual è il mio destino in montagna. Ho capito cosa ho sempre cercato, in montagna. Ho capito perché continuavo ad andare in montagna. Non era l'ennesima vetta da mettere nel sacco. No. Non era la dimostrazione di esperienza, stile, forza, ecc. No. Non era l'attesa di un'alba a 4000 metri. No. Non era vedere il sole brillare fra i cristalli di neve. No. Non era nulla di tutto ciò né di qualsiasi altra cosa che si possa in qualche modo collegare ai miei 33 - dico 33 - anni di montagna. 33 anni nei quali ho fatto di tutto: ho camminato sui sentieri, ho raggiunto rifugi invernali, ho dormito più di 450 notti in tenda, ho arrampicato su roccia, su ghiaccio (pareti e cascate), ho scialpinistato fino a 4000 metri, ho speso non so quante mattine in allenamento (palestra, giardini pubblici, spigoli delle porte di casa). 33 anni spesi alla ricerca della verità. Della verità su me stesso, sulla montagna e su ciò che volevo dalla montagna. Alla montagna ho dato quasi tutto: i miei anni migliori, le mie notti insonni, le mie energie. Ma la montagna non mi aveva ancora dato il frutto prelibato che celava dentro di sé. E ora l'ho scoperto. L'ho scoperto alla fine di una giornata iniziata tardi: sveglia quando si aprono gli occhi, verso le 10. Colazione abbondante in casa, con moglie, cognato e moglie del cognato (tutti polacchi). E poi via verso una passeggiata rilassante, con scarpe da città e blu jeans. Un'ora e mezza di salita (si fa per dire): una carrozzabile (d'estate) ricoperta da quindici centimentri di neve. Meta: un albergo-rifugio, nome: Gardeccia, teatro, un tempo, di alcune imprese su roccia (Torri del Vajolet). Giunti al rifugio, una cioccolata con panna, tanto per restare in clima piccolo-borghese. E poi, al momento di pagare il conto, la rivelazione: si poteva scendere in slitta. Cinquemila lire a testa. una slitta a testa. Io con Rumba, gli altri soli. Ebbene, amati bros, ecco la rivelazione ultima e definitiva: la slitta. Mai vi fu godimento maggiore. Mai vi fu excessus mentis più intenso. E poi le amare considerazioni. Un'educazione severa mi aveva precluso la slitta. Nessuna tecnica, nessuna disciplina, nessuno sforzo fisico, nessun rischio. Niente. Solo un'abbuffata di ghignate. E per giunta da seduti. Amati bros: ho visto la luce, la verità, la vera via. Abiuro le sudate inconcludenti dello scialpinismo, i pericoli dell'alpinismo, il rigido autocontrollo, la severa autodisciplina, le sveglie inopinate prima dell'alba. Basta. Ne ho abbastanza. W la slitta W la libertà W l'edonismo.

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Poncione della Marcia [28 gennaio '01]

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Marscholhorn [9 gennaio '01]

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