Giovanni Acerboni e Marco Bonvini sulle tracce di Ettore Castiglioni (Ghiacciaio del Forno, Svizzera)

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Le ultime ore di Ettore Castiglioni

di Giovanni Acerboni e Antonio Prestini

Sul numero 262 (annata 2010) di Alp é stata pubblicata la prima parte di un articolo di Giovanni Acerboni e Antonio Prestini, dal titolo ^Le ultime ore di Ettore Castiglioni^. Ne pubblichiamo uno stralcio. La seconda parte dell'articolo é andata in stampa con il numero 263.

Un viaggio misterioso
Un arresto inatteso

Il Popolo Valtellinese, giugno 1944

Le documentate ricostruzioni che Marco Albino Ferrari ha compiuto negli anni Novanta hanno illuminato lo sfondo storico nel quale Ettore Castiglioni, detto Nino, agì dall’8 settembre 1943 al 12 marzo 1944, quando morì assiderato sotto il Passo del Forno. Illuminato lo sfondo e restituita alla figura del grandissimo alpinista la sua dimensione patriottica, sul mistero della sua morte sono state poi
compiute altre ricerche che hanno conseguito nuovi risultati, ai quali aggiungiamo qui qualche dato e qualche considerazione. Tanto vale anticipare subito al lettore che non troverà la soluzione del mistero, alla quale potranno pervenire nuove indagini, in particolare, secondo noi, sui rapporti tra Castiglioni e la Resistenza.

VENERDÌ 10 MARZO 1944

I FATTI. Il 10 marzo, in compagnia di Vitale Bramani, Ettore Castiglioni partì dalla sua casa in via Vivaio 24 a Milano, probabilmente in treno, e raggiunse Chiareggio (1612 m) in Valmalenco, da dove salì al rifugio Porro (1965 m). Qui vi era anche la scuola di scialpinismo della SEM, diretta da Bramani e da Carletto Negri. Tra gli allievi vi era un antifascista svizzero che risiedeva in Italia, Oskar Braendli, al quale, notata una certa rassomiglianza, Castiglioni chiese il passaporto. Braendli gliene diede uno scaduto nel 1942. Braendli, prima di morire novantenne il 31 dicembre 2007, raccontò che conosceva Castiglioni solo di nome e che gli era parso chiaro che fosse in missione per conto del Comitato di Liberazione Nazionale.

I DUBBI. Il rifugio Porro non è il punto di partenza ideale per il Passo del Forno, perché si trova in direzione Sud rispetto a Chiareggio, mentre il Passo del Forno si trova in direzione Nord. Non che per Castiglioni i trecento metri di dislivello tra Chiareggio e il rifugio Porro costituissero un problema, però è evidente che se decise di andare al Porro doveva avere una buona ragione. Quale? Poiché non conosceva Braendli, prendere il suo passaporto, per giunta scaduto, non era il suo scopo. Tra l’altro, prendere un passaporto falso fu una pessima idea, perché mise Castiglioni nella condizione di essere arrestato per un reato che la legislazione di neutralità che vigeva in Svizzera non affrancava. Senza quel passaporto avrebbe potuto, per esempio, farsi considerare un rifugiato. Vero è però che non poteva entrare in Svizzera. Egli stesso aveva firmato una dichiarazione in tal senso, quando era stato rilasciato, nel novembre precedente, dopo un periodo di detenzione seguito al suo arresto, avvenuto alla Fenêtre Durand (tra la Valpelline e Martigny), per la sua attività di passatore di profughi, tra i quali Luigi Einaudi. Con quella firma, Castiglioni aveva accettato lo status di “rifugiato militare”, appena creato dal Consiglio Federale elvetico per gestire quei militari italiani che non potevano rientrare nella categoria degli “internati militari, quelli inquadrati e in divisa” e che erano la grande maggioranza cioè “più del 90% dei soldati accolti nell’autunno del 1943”. Costoro entravano “alla spicciolata o a piccoli gruppi, non in divisa, senza le armi”. Ebbene, costoro potevano restare in Svizzera, oppure potevano rientrare liberamente nel loro paese d’origine ma, in questo caso, dovevano firmare l’impegno a non tornare in Svizzera. Castiglioni, che non voleva espatriare, firmò. Se ci fosse tornato, sarebbe stato respinto direttamente al confine oppure fermato e portato al più vicino posto di frontiera e fatto rientrare in Italia dove sarebbe stato verosimilmente subito catturato dalla polizia nazi-fascista. Castiglioni non aveva alcuna intenzione di riparare in Svizzera nemmeno il 10 marzo 1944. Intendeva entrarci per compiere una missione e poi tornare subito in Italia. Per questa missione, andare al Porro doveva avere un altro significato che non quello di prendere il passaporto falso di una persona che non conosceva. [segue] Inizio pagina

Info
Title: Le ultime ore di Ettore Castiglioni
Autor: Giovanni Acerboni e Antonio Prestini
Published: july 6th, 2010
URL: http://www.brosite.org/castiglioni.htm