Avvio di stagione: bro Lo studia il percorso prima di attaccare. Location: Andermatt.

 camera Lorenzo Spallino memorizza la linea prima di entrare in ombra (Andermatt, Svizzera).

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Artist: The Iguanas
Track: Flame On
Time: 1:01

Artist: The Iguanas
Track: 9 Volt Heart
Time: 1:00

Info

Title: Una giornata di Jack Swann
Autor: bro lo
Published: september 9th, 2007

Who's?

Jack Swann è uno studente di medicina del Wyoming. Con il suo amico Joe Bigunripes, responsabile della sicurezza dell'università dove Jack studia, si aggira per i Grand Teton in cerca di una sola cosa: neve fresca. Se luoghi e persone sono immaginari, non lo è l’ambientazione. Le montagne di Jack sono quelle svizzere tra la val Bedretto e Andermatt. John "Jack" Swann (1893 -1990) è stato un calciatore inglese del Leeds, dove ha giocato più di 100 partite.

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UNA GIORNATA DI JACK SWANN

Capitolo uno

Alle 6.05 di un Sabato di un febbraio particolarmente nevoso Jack Swann si svegliò chiedendosi se il fagotto alla sua destra si chiamasse Jane, Ginny o cosa diavolo. Quale che fosse il nome aveva poca importanza: già faceva fatica a ricordarsi come avesse fatto ad arrivare lì, ci mancava solo che sbagliasse a chiamarla per nome. Seduto sul bordo del letto nella vaga oscurità del mattino, mentre rinvangava la serata da Joey's si chiese se si trattasse veramente di un essere umano adulto di sesso femminile: poiché non ricordava di possedere biancheria intima come quella sul pavimento, né di aver mai avuto impulsi a dotarsene, la risposta che si diede fu affermativa. Probabilmente, in un altro momento, avrebbe indagato ma non quel giorno. Era una settimana che il meteo ripeteva che solo Sabato il maltempo si sarebbe concesso una tregua di 24 ore, per poi continuare a imperversare sui Grand Teton. Quanto al bollettino valanghe, beh, quello Jack aveva smesso di leggerlo da diversi giorni, ossia da quando la colonnina del pericolo si era piazzata stabilmente sul cinque, massimo grado di allerta. Massimo per molti, pensava Jack, ma non per tutti. Anche nei momenti peggiori c'è sempre un posto dove andare a ficcarsi senza rischiare l'osso del collo: il punto sta nel sapere dove si trova. E Jack questo lo sapeva: o almeno pensava di saperlo. Emerso dal bagno, infilò ARVA, occhiali e cartina nella borsa, diede un'occhiata per assicurarsi che ci fosse anche il resto e si avviò alla porta, non prima di aver lasciato sul tavolo della cucina un foglio con le istruzioni per il caffè, un mazzo di chiavi e un saluto affettuosamente anonimo alla ragazza, pregandola di non aspettarlo perché sarebbe rientrato tardi. "Vado a sciare", scrisse. Tutto dipende da cosa si intende per sciare, disse tra sé mentre si dirigeva alla macchina con la sacca degli sci a tracolla. Imboccata la E51 in direzione Sulf Cheriots, Jack attraversò alle prime luci dell'alba la periferia di Whristerl, stupendosi, come sempre, di quanta gente viaggiasse a quell'ora del mattino. Ingurgitato un caffè in un drive-in frequentato da poliziotti nei pressi di Hampton, alle 7,30 in punto parcheggiò la sua vecchia Volvo blu davanti alla funivia di Cheriots Mountain, compiacendosi dello scricchiolio della neve sotto le gomme nel parcheggio vuoto. Segno che la temperatura, pensò, era ben al di sotto dello zero. Insomma, la giornata prometteva bene.

Capitolo due

La prima slavina si staccò dai Dawson Creek attorno alle 10,30. Jack non poteva vederla, essendo dall'altro lato dei Dawson, ma avrebbe potuto sentirla. Non lo fece perché impegnato a smanettare sull'iPod: era convinto che una discesa al suono di Flame On degli Iguanas sarebbe stato il massimo, adesso che le gambe erano calde. In futuro si sarebbe ritrovato spesso a riflettere sul fatto che se i sensi erano cinque, e non quattro, c'era pure una ragione. Sistemato l'iPod, Jack si portò sul retro della stazione d'arrivo della funivia, affacciandosi sul crinale che separava la parte civilizzata dei Dawson Creek dal canalone che immetteva sulla Mat-Su Valley. Da qui, con un largo giro, sarebbe arrivato alla strada del passo e poi al fondo valle, dove, con po' di fortuna, avrebbe trovato un passaggio fino alla funivia. Dato l'addio al cartello ^No trespassing^, Jack scese le scalette di sicurezza incrostate di ghiaccio e attaccò il primo tratto del canalone deciso a lasciare le migliori tracce della stagione. O almeno di quel giorno. La stessa cosa pensavano i suoi amici John Bigunripes e a Aroon Lows, che in quel momento uscivano dalla stazione di arrivo con le stesse intenzioni. Le prime curve andarono via tranquille: Jack non aveva nessuna intenzione di accumulare stanchezza nei primi passaggi, volendo riservarsi un margine adeguato per quando la vallata si sarebbe allargata. Le forti nevicate di quei giorni avevano attaccato poca neve sul primo tratto. Jack lo sapeva: troppa pendenza e troppe rocce. Al di là dello spettacolo offerto, quello non era il punto più complesso. Il bello veniva dopo, quando improvvisamente il canalone terminava e, con un traverso sulla destra, ci si affacciava sui pendii che portavano alla Mat-Su Valley. Da qui c'erano ancora un migliaio di metri di dislivello: sui primi, ripidi, quattrocento metri la perturbazione di quei giorni aveva dato il massimo, pensò Jack. Come, d'altra parte, su tutto il resto. Ma a questo Jack non prestò attenzione.

Capitolo tre

Regolati i conti con il canalone, Jack si portò sul traverso avendo cura di non rallentare eccessivamente. Man mano che diminuiva la pendenza aumentava la quantità di neve fresca: fermarsi avrebbe significato sprofondare in paio di metri di neve fresca. Giunto sul pendio, si fermò sottovento a un grosso sperone di roccia. Restò a bocca aperta: la perturbazione aveva lavorato di brutto. Quello che si presentava era un enorme tavolo da biliardo, mostruosamente inclinato. I pochi punti di riferimento, costituiti da qualche roccione isolato, erano scomparsi, ricoperti da una coltre bianca perfettamente levigata. In lontananza, più o meno alla sua stessa altezza, Jack scorse una rara capra bianca delle Montagne Rocciose, simbolo dei Grand Teton. L'animale, abbarbicato su un sperone, sembrava indeciso sul da farsi, pensò Jack mentre liberava le punte degli sci dalla neve, lasciando che la forza di gravità facesse il suo dovere. Ok: partiti. Sia pure a malincuore, Jack considerò la quantità di neve presente, il costo di un fermo lavorativo per rottura di arti inferiori e optò per una strategia conservativa: stai su un lato e curva stretto sulla linea di massima pendenza. Peccato per le linee, pensò, mentre lasciava il temporaneo rifugio offerto dallo sperone. Nonostante l'inclinazione del pendio, la velocità era meno di quanto si aspettasse. L'enorme massa di neve attutiva l'accelerazione e le prime curve si susseguirono senza grossi problemi. Neve fantastica, giornata fantastica, pensò Jack concentratissimo a mantenersi sulla linea che si era prefissato. Fu più o meno a metà pendio che Jack sentì come se qualcuno lo spingesse violentemente in avanti.
- Ma chi ...?
Nello stesso momento realizzò: era lo spostamento d'aria provocato da una slavina. Tra poco arriva il resto della roba, pensò mentre cercava furiosamente di capire da che parte del pendio scappare. Il cielo si fece bianco e Jack capì che doveva curvare velocemente se voleva evitare di infilarsi nel cuore della valanga che evidentemente occupava il centro della discesa. Lasciò che gli sci puntassero sulla linea di massima pendenza e si buttò a destra. La velocità aumentò in modo esponenziale. Sentì gli scarponi che per l'accelerazione gli correvano avanti, vide una sorta di macchia nera davanti a lui e concretizzò che si trattava di una roccia. Devo girare! Devo girare! pensò con l'adrenalina a mille. Impostò un curvone a sinistra, questa volta a velocità decisamente elevata. 
- Questa vale almeno trenta metri di raggio! pensò.
Jack si tuffò nel bianco e mentre aspettava di schiantarsi da un momento all'altro contro un blocco di neve slavinata, sbucò improvvisamente dall'altra parte della nuvola di polvere. Completamente ricoperto da una nevischio finissimo, il braccio a monte che fendeva la neve come una specie di ancora umana gettata da un motoscafo in corsa, Jack sentiva i muscoli delle cosce che urlavano dallo sforzo. Qualche cosa gli attraversò la strada, qualche cosa che puntava dritto a valle, una specie di sacco da montagna antropomorfo munito di appendici che premevano in avanti. Fu un attimo.
- È la capra! È stata la capra a provocare la slavina! - realizzò.
Un attimo dopo, nel turbinio sollevato dagli sci intravide una massa scura avvicinarsi a gran velocità: era lo sperone che delimitava a sinistra il pendio. Jack non poteva permettersi il lusso di ragionare su come evitarlo e fece l'unica cosa possibile in quel momento. Impostò una curva a destra, nella speranza che il grosso della slavina fosse già passato dietro di lui. Come un gladiatore ributtato a forza nell'arena, Jack si rituffò nel bianco mentre Rod Hodges degli Iguanas sussurrava ^Let’s get a little closer, baby, Let’s get a little closer right now^. Fu il buio.

Capitolo quattro

- Hey, mister Meraviglia, stai bene?
Jack riemerse dall'oscurità riconoscendo vagamente la voce. Qualcuno gli stava rivolgendo la parola. Era John. Perché Bigunripes fosse lì e, soprattutto, perché gli togliesse il sole con il freddo che aveva, erano le due domande che più urgentemente gli sembrava necessitassero di una risposta. Altre riguardavano la sua attuale collocazione spazio-temporale, ma queste gli sembravano decisamente meno urgenti.
- Credo non abbia nulla di grave, forse non ha nemmeno battuto la testa.
Jack riconobbe anche la voce di Aroon Lows. Caspita, era un convegno. Erano forse venuti a fargli una visita di cortesia?
- Cosa succede? - chiese.
- Beh, amico, siamo noi che facciamo le domande. Ti avevamo quasi raggiunto alla fine del traverso quando hai attaccato il pendio. Ti abbiamo chiamato ma tu niente. Un vero amico.
- ... avevo l'iPod ... - rispose.
- Qui? In questo caso si spiegano molte cose. Fra le quali anche il fatto che non riuscirai mai a finire l'università.
- Sempre gentile. Ho qualche cosa di rotto?
- Non credo - rispose Aroon - Sangue non ne perdi, sei cosciente, gli arti sembrano posizionati correttamente e il casco è intatto. Se si eccettua il naso tumefatto, direi che questa sera potresti fare un salto da Joey's. Magari non rimorchi, ma non mi sembra una novità. Hai il mio ok, amico.
- Aroon, tu sei un veterinario, non un dottore ...
- Medico. Non dottore. In ogni caso confermo la mia diagnosi. Sano come un pesce. Vuoi provare ad alzarti? Ce la fai?
- Credo di sì - Jack si mise in qualche modo in piedi, cercando di eliminare la neve che si era infilata in ogni fessura del suo abbigliamento. Sentiva un dolore sordo alla spalla e il naso sanguinava.
- Sicuro che sto bene?
- Amico, se vuoi ti faccio una visita interna, ma non credo ti piacerebbe. Io non ho il camice e tu non sei il mio tipo. Prova a stendere le gambe e vedi un po' se sputi sangue.
- Ok, ok, sto bene. Ma il naso mi fa male. La capra l'avete vista?
- Aroon, ricordami di cancellare il numero di telefono di questo mentecatto quando arriviamo. Ma sei scemo? Quale capra? Ma ti rendi conto di dove sei?
- John, correggo la mia diagnosi. Questo è fumato perso. Credo abbia commesso qualche reato, del tipo causare una valanga dopo essersi fatto una canna e tentato di violentare una capra. Forse dovremmo arrestarlo.
- C'era una capra, è stata lei a provocare la slavina ... - replicò Jack.
- Senti, Ragazzo Meraviglia - disse John - vogliamo fare notte? Hai fatto un gran numero da circo, di quelli che si fanno una sola volta nella vita. Sei fortunato se sei vivo. Quindi facci il favore di smetterla di rompere i coglioni con le capre e andiamo giù prima che faccia buio. Io dovrei essere in università a lavorare, se arriva l'elicottero del servizio piste sono guai. Mentre controlli se non te la sei fatta sotto, ti racconto per sommi capi come è andata, almeno per come l'abbiamo vista noi. Tu arrivi alla fine del traverso, guardi giù e dici: Cazzo che bel pendio! Ha nevicato di brutto. Se sono fortunato riesco a infilarmi in una valanga. A questo punto parti, ti butti per la massima pendenza, arriva la slavina, tu ti volti, la vedi e incominci a godere. La nuvola di neve ti raggiunge sulla sinistra, tu rinsavisci e curvi a destra, improvvisamente pensi ^Caspita, ma non me la sto veramente godendo fino in fondo!^ e quindi giri a sinistra, torni al centro del pendio e ti infili nella nuvola come Flash, scompari per qualche secondo, ricompari che sembri Jack Frost, stai per schiantarti sui roccioni ma siccome pensi che è meglio morire godendo e non hai nessuna delle tue amichette sotto mano, giri e ti infili di nuovo nella slavina da cui esci tipo proiettile umano. C'è un solo problema: sei faccia in avanti e non hai più gli sci. Percorri diversi metri volando e quindi ari il terreno con la faccia. Noi arriviamo, ci tratteniamo dal derubarti dei tuoi averi, ti tiriamo in piedi ed eccoci qui. Soddisfatto?
Jack si guardò i piedi: John aveva ragione. Non aveva più gli sci.
- Niente appendici, eh? Tranquillo - disse John - adesso andiamo giù a riprenderli. Sei stato fortunato: la slavina era bella polverosa, il pendio muore tranquillo e i tuoi Legend sono arancioni. 100% che li troviamo.

Capitolo cinque

Come al solito, John aveva ragione. Recuperati gli sci, i tre raggiunsero nel primo pomeriggio il fondo valle, recuperando un passaggio per la funivia da un coppia di maturi hippie con pulmino Volkswagen d'ordinanza. Aroon si mise al volante della Volvo di Jack con un ghigno.
- Hai visto mai che vedi qualche capra lungo la strada e decidi di fermarti per fare conoscenza, amico - disse.
- Simpatico ...
- Non devi ringraziarmi: è coscienza professionale. Ho fatto anch'io il giuramento di Ippocrate.
- Anche i veterinari giurano? Non lo sapevo.
- Ci sono molte cose che non sai, amico, anche se oggi ne sai qualcuna di più. Tipo non infilarsi in posti pericolosi con l'iPod acceso.
- Touché .
Nel buio delle sette di sera, Aroon fermò la Volvo nei pressi dell'appartamento di Jack. Scese dall'auto. Prima di infilarsi nel pickup di John si voltò, il volto segaligno e abbronzato.
- Jack - disse guardandolo negli occhi - oggi hai fatto un gran numero, veramente un gran numero. Uno dei quelli che ognuno di noi vorrebbe fare almeno una volta nella vita. A me e a John è toccato guardare, ma non credere che siamo invidiosi. Almeno non io. Hai avuto una gran fortuna: e forse sei anche convinto che te ne sia rimasta addosso ancora un po'. Se è così, cerca di non sprecarla. Ok, amico?
- Aroon, non ti mettere a fare il sentimentale. Con me non attacca. Ringrazia John.
- Adesso sei tu che fai il sentimentale. Guarda che la prossima volta ti visito. Ci si vede, amico.
Jack parcheggiò l'auto e si trascinò verso casa. La faccia era ormai in fiamme: nell'ordine aveva bisogno di una doccia calda e di una massaggiatrice malese. Per esperienza, meditò, di sicura ci sarebbe stata solo la prima. Prese l'ascensore, infilò le chiavi nella serratura e entrò in casa. La luce era accesa e si sentiva andare la doccia. Jane, Ginny o come diavolo si chiamasse, era ancora lì. Aroon aveva ragione: un po' di fortuna gli era rimasta. La serata prometteva bene. Inizio pagina

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Title: Una giornata di Jack Swann
Autor: Lorenzo Spallino
Published: september 9th, 2007
URL: http://www.brosite.org/jack.htm

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