A qualcuno piace ripido: Marco Bonvini in val Cavagnolo.

 camera A qualcuno piace ripido: Marco Bonvini in val Cavagnolo (Svizzera).

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Artist: Rolling Stones
Track: You Can't Always Get What You Want

Artist: The Crash Moderns
Track: This Time

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Title: Il senso delle cose
Autor: bro lo
Published: agoust, 2009

Who's?

Jack Swann è uno studente di medicina del Wyoming. Con il suo amico Joe Bigunripes, responsabile della sicurezza dell'università dove Jack studia, si aggira per i Grand Teton in cerca di una sola cosa: neve fresca. Se luoghi e persone sono immaginari, non lo è l’ambientazione. Le montagne di Jack sono quelle svizzere tra la val Bedretto e Andermatt. John "Jack" Swann (1893 -1990) è stato un calciatore inglese del Leeds, dove ha giocato più di 100 partite.

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Il senso delle cose

Capitolo uno

«Ci sono le cose che ho fatto. Quelle che devo ancora fare. Quelle che non farò mai. E che non conosco. C'è qualche cosa che le unisce. Qualche cosa che unisce l'attimo in cui compi un gesto e quello che lo precede. Percepire l'attimo che è appena passato e contemporaneamente quello che sta per arrivare: come guardare in strada da una finestra, fissare un punto indistinto e dopo un po' percepire chiaramente i movimenti di tutto quello che si muove cinque piani più in basso, senza in realtà concentrarsi su niente in particolare. Una visione ampia, che non mette a fuoco nulla in particolare ma che percepisce il tutto». Su questo rifletteva Jack Swann con gli sci ben affrancati alla parete, mentre fissava il canale che lo avrebbe portato, quattrocento metri più in basso, a ricongiungersi con l'ampio vallone della Get Valley, dove si intravedevano le tracce di salita degli scialpinisti. Jack pensava alla neve che lo attendeva, dura e compatta nel canalone e poi via via più morbida ma mano che si fosse avvicinato al bosco che poneva fine alla spianata. In realtà, pensò, concentrarsi sulle azioni, sulla discesa, era una gran perdita di tempo. Aveva fatto e rifatto quella discesa, poteva separarsi dall'azione, concentrarsi su di sé come qualche cosa di estraneo, come se si fosse potuto vedere da lontano. Un puntino in movimento nella vastità della valle. Più lontano. Un segnale di elegante vita intelligente in un mondo immobile e bianco. Nero, bianco. Movimento, fissità. Forse, pensò Jack, neppure lo sci era strettamente necessario per tutto questo. Ma in quel momento era quello che aveva e davvero non sapeva come avrebbe potuto fare altrimenti per soddisfare quella smania che lo costringeva a uscire alle 6 del mattino per essere il primo a lasciare le tracce e che non aveva nulla a che fare con la neve fresca. Strinse l'impugnatura dei bastoncini, li sollevò dalla neve e, mentre cominciava a scivolare a valle, li fece battere tra loro davanti a sé per liberare le rotelle dalla neve, con un gesto volutamente scaramantico.

Capitolo due

Era stato sul rettilineo verso Sulf Cheriots che Jack aveva notato l'uomo. Di bassa statura, tarchiato, una pelle dal colore indefinito, con un che di russo, anche se Jack non sarebbe stato in grado di indicare con precisione la nazione di appartenenza. Una di quelle repubbliche un tempo parte dell'USSR e oggi con chissà che nome assurdo, con gente dai tratti asiatici e dai cappelli di pelo. L'uomo aveva posizionato il suo furgone in uno spiazzo sulla corsia opposta e stava disponendo la merce, calandola dalle pareti interne delle portiere. Tra la solita mercanzia - cannocchiali, canne da pesca, treppiedi - spuntava un enorme pelliccia tigrata, chiaramente finta, destinata, almeno nelle intenzioni del tizio, ad arredare la casa di qualche nostalgico emigrato o a servire da tappeto fronte camino a qualche sessantenne locale con una baita in montagna e molti dvd di Rock Hudson. Di fianco a Jack, sprofondato nel sedile del passeggero, si lamentava John Bigunripes, che dalla partenza da Whirsterl non aveva cessato per un attimo di denunciare l'infima qualità dei cd in dotazione alla macchina. Con Sulf Cheriots a ormai pochi chilometri, John era passato ad illustrare la pessima vita che, a suo dire, stava conducendo Roy Ammer, un tempo compagno di college di Jack e oggi professionista nel circuito freeride e testimonial di un paio di grosse marche del settore.
- E quindi? - chiese Jack.
- E quindi cosa? - rispose Joe.
- E quindi cosa proponi?
- Niente. Andiamo a questa festa, prendiamo da parte il tuo amico e gli facciamo presente che così non può andare avanti.
- E se non è d'accordo?
- Gli diamo una botta in testa, lo carichiamo nel bagagliaio e lo restituiamo alla famiglia.
- Giusto. Chissà come mai non ci avevo pensato.
- È perché non pensi.
- Hai proprio ragione - rispose Jack, mentre parcheggiava davanti al Montana Bar, messo a festa con stendardi, fasci di luce sparati in cielo e un paio di ragazze immagine all'ingresso a pubblicizzare l'evento. Come se ce ne fosse bisogno: tutti erano a conoscenza che il giorno successivo avrebbe avuto inizio uno dei contest più interessanti del circuito freeride della costa est. Un evento per Sulf Cheriots, che aveva ospitato più di una volta gare tradizionali, ma mai eventi freeride, con i suoi atleti dalle trecce rasta e annesso circo.
- Hai un invito? - chiese Joe
- Niente invito. Non credo che ce ne sia bisogno. E comunque mi sono iscritto via internet.
- Il grande Jack Swann che si iscrive? Non è da te. Ma come, dovrebbero riconoscerti! Vero ragazze che lo riconoscete? - sussurrò Joe alle ragazze immagine mentre faceva il suo ingresso al Montana Bar.
- Non ti hanno riconosciuto. Forse dovresti fargli un autografo su una coscia.
- Ma vai a quel paese ...

Capitolo tre

Incrociarono Roy praticamente subito. Aveva appena terminato un'intervista per la televisione locale e fu ben felice di accomodarsi con loro al bancone, in una posizione defilata rispetto alla festa in corso.
- Ragazzi! Non ci credo che siete venuti a trovarmi! Come state?
Roy non aveva nulla del freerider: portava i capelli corti, non aveva collanine o tatuaggi, non circolava con una bottiglia di birra in mano, non portava i sandali in pieno inverno. Assomigliava più a uno studente con buone prospettive di carriera: che - secondo Joe - era quello cui, senza saperlo, aspirava.
- Hey Roy, la star qui sei tu. Come andiamo? - ribatté Jack.
- Le solite cose. Non è la vita che sembra, ma non mi posso lamentare. Allenamenti, gare, vai un po' in giro per il mondo, ti pagano. Non tanto, ma ti pagano. Mi diverto. E voi? Come va l'università, a che punto sei?
- Quasi finita, non manca molto. Sto scegliendo la scuola di specializzazione. Penso pediatria al Jackson Hospital. Dipende dalle borse di studio.
- Bambini, eh? Fantastico, Jack. Quanto tempo è che non ci si vede?
- Un anno almeno - rispose Joe - Ma leggo le riviste per sapere come te la cavi. Ho una piccola società nel campo della sicurezza con mio zio. È Jack l'intellettuale. Io sono quello che lo tira fuori dai guai. Ti ha raccontato del numero nella Mat-Su Valley?
- Ho sentito di qualcuno finito sotto una slavina. C'era marcato cinque, se non sbaglio.
- Era lui - disse Joe - E c'era anche una capra.
- Una cosa?
- Hai capito bene. Una capra.
- Joe, per favore, lascia stare - lo pregò Jack.
- E perché? Gli amici certe cose devono saperle. Allora, c'era marcato cinque e il qui presente Jack Swann, Dio lo abbia in gloria, decide di infilarsi da solo nel canalone verso la Mat-Su Valley. Una slavina sta per prenderlo quando lui decide che è bello passargli dentro. Arriviamo io e Aroon in tempo per vedere il numero. Lo recuperiamo riverso con la faccia nella neve mentre vaneggia di una capra che avrebbe provocato il tutto. Tutto qui. Niente di eccezionale per Jack Swann, il re degli incoscienti. Se potesse, lo farebbe tutti i giorni.
- ... azzo, Jack! Ti è andata bene. Io ho una paura folle delle valanghe.
- Sì, come no. Ma se ho visto certi numeri sull'ultimo numero di Powder!
- Dici a Verbier?
- Esatto.
- Il Bec des Rosses era in brutte condizioni. La neve era pressata per il vento ed era difficile atterrare bene. Valanghe zero. Quelli che hai visto nelle foto erano accumuli di roba portata dal vento. Ne ho visto uno durante la salita, nessuno ci ha fatto caso e così mi ci sono infilato saltando da una roccia. Mi è andata bene: ho preso un bel punteggio alla voce ^difficoltà della linea^.
- Hai chiuso terzo? Giusto?
- Giusto. E in campionato, quinto. Direi che è stato giusto così.
- Beh - disse Joe - buttalo via.
- Naa ..., niente di più difficile di un esame di Jack. E comunque voi due dovreste farci un pensierino.
- Non se ne parla. Mi sembra di che di brutte figure ne facciamo già abbastanza. Anche se a guardare tutti questi ragazzini mi chiedo come se la caverebbero in condizioni poco più che difficili - disse Joe guardando torvo un paio di quindicenni che, cavallo dei pantaloni alle ginocchia, si erano avvicinati a Roy per un autografo.
- Non sottovalutarli. Ti assicuro che ce ne sono un paio veramente tosti. Il fatto che se ne vadano in giro conciati così non è un motivo per prenderli sotto gamba. Almeno, io l'ho imparato a mie spese. Ragazzi, facciamoci una birra prima che mi qualcuno mi rompa le palle per la foto di gruppo.

Capitolo quattro

- Non mi piace.
- Cosa non ti piace, Joe?
- Hanno messo dei giudici di porta a controllare il pendio. Una cazzata.
- Beh, sapranno quello che fanno.
- Non sanno niente, te lo dico io. È gente in pensione che non sa cosa fare nella vita. Figurati se sa qualche cosa di gare di freeride. E poi in alto c'è vento.
Jack e Joe erano usciti alla stazione intermedia della funivia, avevano lasciato le piste e si erano trovati un posto tranquillo da dove godersi la discesa. Di fronte a loro l'anfiteatro lungo il quale si sarebbero tuffati i rider. All'arrivo la solita bolgia: i palloni dirigibili in miniatura, la voce dello speaker, la musica a palla, i muretti di neve a fare da bar. In cima, tutt'altra storia. I rider si incamminavano in silenzio sulla cresta dalla stazione di arrivo della funivia e una volta arrivati aspettavano il loro turno tra il gracchiare delle radio degli operatori. Un piccolo cancelletto e poi il vuoto. 800 metri di discesa con punte di 40/45° nel tratto iniziale. Poi alcuni colatoi delimitati da rocce. Infine il pendio sul quale dare gli ultimi. Per chi, a quel punto, aveva ancora le cosce intatte. La differenza la facevano i colatoi. Chi prendeva quello giusto, magari saltando da una roccia, guadagnava punti, sia in termini di tempo che di linea. Il tratto finale era per gli atleti veri, quelli con due cosce ipertrofiche e un passato tra i pali. La neve era morbidissima e il pendio finiva praticamente in piano: se non tenevi le punte sollevate, eri spacciato. Il problema era che per sciare così dovevi lavorare di adduttori. Se non ne avevi a sufficienza, te li eri giocati atterrando nel tratto mediano. Se non li avevi proprio, peggio per te. Una discesa non difficilissima, nel complesso, ma per niente banale. E Joe aveva ragione: in alto c'era vento.
- Non mi piace, non mi piace, non mi piace. Con che numero parte Roy?
- Dodici, mi sembra.
- Allora ci siamo. Ha una giacca verdina? Giusto?
- Sì. Che ne diresti di passarmi il cannocchiale?
- Quando ho finito ... è partito!
Roy attaccò con calma. Prese il ritmo, scelse con cura le prime tracce, si infilò in un canalino dove erano già passati in due o tre e saltò. Visto da lontano, sembrava andasse pianissimo. Ovviamente non era così. Il rumore dell'elicottero che riprendeva era assordante. Jack pensò se Roy potesse sentirlo e in qualche modo distrarlo. Quando si mise in linea per il salto, Roy puntò lo spuntone di roccia che aveva memorizzato e si rannicchiò. Nel momento in cui si staccò dalla neve, il tempo si fermò. Erano le rocce nere ad alzarsi, non Roy, sospeso nell'aria.  Era tutto così semplice, pensò Jack. Pensi alla linea, punti all'obiettivo e ti stacchi. Non devi far nulla, se non essere pronto quando atterrerai venti metri più in basso. E se avrai scelto giusto toccherai la neve nel punto più ripido, così da scaricare in velocità il colpo senza tentare di assorbirlo e rischiare di insaccarti. Come in un ralenty, il volo di Roy prese una impercettibile piega a destra. Roy allargò lentamente le braccia e cercò di riportarsi in linea. La realtà era che, mentre volava a diversi metri di altezza dal suolo, una raffica di vento lo aveva deviato dalla linea e adesso stava rallentando vistosamente. Quando si rese conto che non sarebbe riuscito a coprire tutta la distanza necessaria per uscire dalle rocce, Roy stese le gambe. Un gesto istintivo, che lo rallentò ulteriormente. Toccò terra ancora leggermente piegato di lato. Jack, impossessatosi del binocolo, vide Roy atterrare sul primo lembo di neve e tirò un sospiro. Ma la posizione era compromessa e Roy colpì la neve con il braccio destro. Invece di affondare, rimbalzò in alto del tutto innaturalmente, rimase un attimo sospeso in aria e poi ripiombò faccia in avanti diversi metri più in basso. Era come se qualcuno o qualcosa lo avessero respinto, come se sotto la neve ci fosse un trampolino da spiaggia e lui lo avesse preso in pieno.
- Ha preso le rocce! - urlò Joe - Ha preso le rocce! Porca vacca, andiamo a prenderlo!
Un minuto dopo l'elicottero era posizionato sopra Roy e qualcuno si calò con il verricello. Jack e Joe si infilarono gli sci e puntarono dritti alla stazione di partenza della funivia dove stazionava l'ambulanza di servizio. Lo speaker urlò qualche cosa. Erano tutti eccitatissimi mentre seguivano le evoluzioni dell'elicottero, che cercava di rimanere in posizione nonostante le raffiche di vento. I soccorritori caricarono Roy sulla portaledge. A nessuno venne in mente di fermare la musica. Un gran casino.

Capitolo cinque

Al parcheggio della stazione non trovarono nessuno. L'elicottero, viste le condizioni, aveva puntato dritto all'ospedale più vicino. Lo videro, due giorni più tardi, in una stanza al Great Memorial Hospital, a Whristerl, separati da un vetro. Roy era intubato e sotto sedativi. Dopo avergli ricomposto la frattura all'omero, i medici gli avevano estratto quattordici schegge di osso dalla spalla, quella che aveva colpito la roccia. Nell'atterrare il casco era calato violentemente in avanti e gli aveva fratturato il naso. Diversi denti avevano assunto una posizione che non avrebbero dovuto avere. I medici aspettavano un segnale di miglioramento per riportarlo in camera operatoria. Con lo sci, per un bel po', Roy aveva chiuso. Con lo sci agonistico, per sempre. Lo aspettavano mesi di riabilitazione, pappette e dei gran dolori quando il tempo sarebbe cambiato.

Un mese più tardi, Jack infilò gli sci in macchina e prese la strada per Sulf Cheriots. Dell'uomo con la tigre, nessuna traccia. Alla fine di un freddo pomeriggio in fuori pista, a impianti ormai chiusi, Jack si fermò a guardare le rocce dove Roy era saltato. Rivide tutto: la partenza, le prime curve, il salto. E l'atterraggio. Pensò a Roy e alla sua famiglia. A tutte le balle che erano state sparate dopo l'incidente sulla pericolosità delle gare di freeride. A quei deficienti che non avevano sospeso la gara per il vento. A Joe, che alla domanda di un giornalista fuori dall'ospedale «Sei mica un freeride? Conosci il tizio che ha ballato l'hula hoop con gli sci?», aveva risposto «No, ma sono cintura nera di taekwondo, brutto figlio di buona donna», per poi colpirlo in piena fronte con il palmo della mano. Si chiese perché fosse capitato proprio a Roy e non a qualcun altro. Pensò a Roy. Alla bella persona che era. A sua madre, che al di là del vetro, continuava a chiamarlo «... il mio bambino». E alla sua ragazza, che aveva trascorso in ospedale due settimane di fila vicino al letto. Si chiese se qualcuno l'avrebbe fatto per lui. Pensò che, tutto sommato, l'incidente non aveva fatto altro che riportare Roy dove aveva sempre voluto essere. In famiglia. Pensò a Joe e a Aroon. A tutte le uscite che avevano fatto insieme. A tutto quel darsi da fare, a tutte le energie spese per cercare la neve migliore, per cambiare il corso delle cose. Si voltò. Guardò in basso. Strinse i bastoncini e li sollevò dalla neve. Mentre cominciava a scivolare a valle li fece battere tra loro davanti a sé per liberare le rotelle dalla neve, come d'abitudine, percependo d'un tratto l'assurdità del gesto e il senso insieme. Inizio pagina

Info
Title: Il senso delle cose
Autor: Lorenzo Spallino
Published: agoust, 2009
URL: http://www.brosite.org/jack2.htm

Playlist
Artist: Rolling Stones
Track: You Can't Always Get What You Want
Artist: The Crash Moderns
Track: This Time