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Pippo - L'Arte dello sciare
(The Art of Skiing) (1941)

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DUE CHIACCHIERE SULLO SCIALPINISMO VINTAGE

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Negli anni sessanta, in pieno boom economico, l'editrice AMZ di Milano pubblicò dei piccoli volumi dal titolo ^Enciclopedia Pratica della Vita Moderna^. Tra questi, uno era dedicato allo sci (^Sugli sci^). Il tono pratico e paterno insieme è lo specchio felice dell'Italia di quegli anni, che - fermamente intenzionata a dimenticare gli stenti del dopoguerra - scopriva meravigliata l'industria del turismo alpino.

Il passo che trascriviamo è dedicato al personaggio dello sciatore di alta montagna, opposto al così detto ^pistaiolo^.

Andrebbe letto con l'intonazione aulica della voce fuori campo di L'Arte dello sciare (The Art of Skiing) (1941), della straordinaria serie Disney ^How to ...^, con Pippo protagonista.

Tono non molto diverso, peraltro, da quello dei delegati CAI di ogni epoca e grado.

Buona lettura.

DUE CHIACCHIERE SULLO SCIATORE D'ALTA MONTAGNA

Il personaggio fin qui protagonista di questo libretto è lo sciatore novellino che, dopo un intenso lavoro sulle piste, guidato da un maestro di sci, riesce, al termine della sua vacanza o della sua prima uscita, ad affrontare senza timori e con disinvoltura le lunghe e ripide piste delle numerose stazioni invernali delle nostre Alpi.

è il cosiddetto pistaiolo, colui che nulla sa della montagna, dell'alpinismo, della storia dell'uomo nella sua lotta per la conquista delle vette.

Un tempo, precisamente al termine del secolo scorso, furono gli alpinisti ad adottare gli sci, ad affrontare con questo nuovo mezzo la montagna d'inverno.

Andavano per valli, passi, colli, alla ricerca di nuovi itinerari, di una via che conducesse alla vetta di una <loro> montagna. E lo sci, per un trentennio e più, fu esclusivamente un mezzo per camminare in montagna nel pieno dell'inverno. Poi esso divenne fine a se stesso, ovvero si scoprì che era assai divertente scendere lungo i vasti campi nevosi e quindi le escursioni subirono una metamorfosi; furono scelte zone ondulate, non più le alte vette alpine, al fine di raggiungere la cima di un dorso e lungo il suo pendio scendere e risalire per ridiscendere. E la discesa costituiva lo scopo della fatica intrapresa.

Scendere, scendere ad ogni costo, per la linea di massima pendenza o in diagonale, tracciare una pista di discesa, battere la neve per rendere il fondo più consistente e veloce; ripetere gli esercizi per dirigere con facilità i lunghi legni tenuti ai piedi; gareggiare con gli amici di gita, cercare pendii sempre più rapidi, più lunghi, più rotti, più sorprendenti. Nasceva così, di stagione in stagione, d'inverno in inverno, con il nuovo sport, una nuova attività: il discesismo. Ma ancora oggi sopravvive o si tramanda per tradizione uno sciatore diverso dalla moltitudine che affolla le piste; lo sciatore-alpinista, lo sciatore d'alta montagna.

Si tratta di uno strano individuo — secondo il giudizio della massa «pistaiola» — una specie di primitivo, che non ha simpatia per la civiltà meccanizzata, per i grandi alberghi, per il chiasso assordante dei microfoni posti sui piloni delle teleferiche. Odia in particolare le lunghe code allo skilift o alla seggiovia, le piste perfettamente battute, ma che sono come rotaie, vie obbligate dalle quali nessuno, della stragrande maggioranza, esce. è come correre dentro ad una galleria, ad un lungo corridoio, con gli occhi bendati, con i pa-raocchi. Ma lo sciatore-alpinista, il vagabondo sugli sci, ha la gioia di scoprire ogni giorno nuovi mondi, nuove vallate, nuove montagne. Per lui è una continua avventura.

Se il pistaiolo ha la gioia di scendere più veloce dell'amico, del concorrente, con maggiore scioltezza ed eleganza, lo sciatore-alpinista ha l'altra immensa gioia: andare alla scoperta della montagna. Si potrebbe quasi fare un accostamento, non certo molto aderente: l'automobilista che corre su una pista e il turista in auto. Oggi due sono le concezioni dello sci-alpinistico: lo sci di vetta e lo sci-rallye o sci da turismo in alta o media montagna.

SCI DI VETTA E SCI-RALLYE O TURISTICO

Lo sciatore raggiunge un rifugio in alta montagna e parte da questa <base> per compiere una ascensione e ritornare al rifugio. Si cerca, nell'itinerario di salita, quello più agevole e meno faticoso, in quello di discesa il più lungo e divertente.

L'altra forma, quello del turismo in media o alta montagna, è lo sci-raid. Si tratta di compiere lunghi percorsi, attraversare passi, raggiungere cime, discendendo da un versante diverso da quello di salita, nel quale si avrà la gioia di tracciare la pista, avendo netta l'impressione di essere un pioniere alla scoperta di zone sconosciute. L'arrivo sarà quindi in una valle diversa da quella di partenza.

è proprio da questo sci da gita, da turismo o d'alpinismo, che ci soffermeremo per illustrarne tutte le particolarità, dare tutte le istruzioni necessarie. Nella escursione o gita con sci, due sono gli elementi base, importantissimi, da tenere sempre presenti: il sacco (che dobbiamo portare sulle spalle); l'itinerario, in quanto lo sciatore deve saperlo seguire pur non avendo mai visto il posto. Il sacco non deve pesare eccessivamente, ma deve contenere l'indispensabile.

Non dimenticate che in montagna, fra quelle alte valli, sarete soli, non avrete possibilità di acquistare al primo negozio ciò che avete dimenticato; che siete lontani da basi, da centri abitati e che in qualsiasi condizione od evenienza dovete contare solo su ciò che avete con voi.

In merito all'equipaggiamento e materiale, già illustrato nella prima parte, noterete che lo sciatore-alpinista ha un attrezzo supplementare indispensabile: le pelli di foca. Sono quelle lunghe strisce di pelle, montate su tela che si fissano alla suola degli sci e servono per camminare in salita. Per chi va alla scoperta delle montagne d'inverno, non ci sono gli skilift ...

Vi sono diversi tipi di pelli, ovvero diversi i sistemi di fissaggio allo sci. Oggi quello che meglio risponde alle esigenze è il TRIMA, che ha un sistema di fissaggio a baionetta brevettato e veramente efficiente.

Dovete avere particolare cura nell'equipaggiamento. Una norma indispensabile: evitare la perdita di calore. Quindi create attorno al rostro corpo delle camere isotermiche con il vestiario. Ve ne abbiamo già accennato nella prima parte. Evitate indumenti aderenti: fra un indumento e l'altro deve potersi formare una camera d'aria che funzionerà da isolante con l'esterno. I pantaloni non dovranno essere attillati, ma comodi - e tali da permettere tutti i movimenti quando, gli sci sulle spalle, salirete lungo un pendio ripidissimo o una cresta.

Se affrontate l'alta montagna, il <duvet>, o giacca a piumino, è consigliabile. Eviterete di portare al seguito un secondo maglione. Gli scarponi debbono avere la suola chiodata in gomma e non suole piatte e rigide; lo scarpone per discesa pura, quello ortopedico, è poco indicato per camminare a lungo. Vi sono in commercio ottimi scarponi da sci-alpinistico il cui costo non è eccessivo. Lo sci in montagna — media o alta — richiede un ottimo allenamento alla fatica e soprattutto la conoscenza di tutte le difficoltà ch'esso presenta. Occorre quindi una preparazione fisica, un buon allenamento e dimestichezza con l'alpinismo.

Col vostro sacco sulle spalle, alla sera o al mattino presto, sarà bene compiere lunghi percorsi in collina o in piano, aumentando di giorno in giorno il suo peso e la lunghezza del percorso. 

Ecco alcuni consigli per chi affronta la montagna con gli sci.

Avete deciso di compiere una traversata a fine settimana: il materiale è pronto, il sacco è fatto, gli amici che saranno con voi sono sul piede di partenza. Preparate innanzitutto l'itinerario della vostra gita consultando la carta topografica a grande scala e le guide sciistiche della zona. Non vi è nulla di più divertente che studiare un percorso sulla carta, scoprire un passaggio, tracciarne la direzione di marcia a matita, calcolare con la bussola l'angolo di direzione prendendone nota a parte; vi sarà utilissimo in caso di nebbia quando dovrete « pilotare » la compagnia alla cieca.

Ecco ancora alcuni capisaldi fondamentali:

  • La marcia va iniziata molto lentamente; dovete sempre avere una riserva di energia per disporne in caso di necessità. Non bisogna mai arrivare alla meta sfiniti.
  • Il ritmo deve essere regolato sul meno forte del gruppo.
  • Se il terreno troppo ripido e le condizioni della neve non permettono di curvare neppure con lo Stemmbogen, fermatevi e fate una semplice conversione da fermo.
  • Rispettate il tempo di marcia che avete stabilito in partenza, rettificandolo solo ove le condizioni del terreno lo richiedano.
  • In salita procedete in fila, alternandovi al comando.
  • In discesa lo sciatore migliore, che necessariamente non è sempre il capogruppo, apre la pista. Tutti gli altri debbono seguire la sua traccia. Il pericolo più grave che può mettere in serie difficoltà lo sciatore-alpinista è dato dal maltempo e dalle valanghe.

Per il primo, abbiate sempre cura di consultare i bollettini meteorologici alla partenza, di seguire attentamente l'andamento dei venti, lo stato del cielo. Per lunghe escursioni, di più giorni, in zone isolate, portate al vostro seguito una piccola radio a transistore per ascoltare i bollettini del tempo e, se vi è qualche minaccia di repentino cambiamento, rinunciate alla vostra gita e discendete a valle per la via più breve. Sulle valanghe dedichiamo ampio spazio, perché troppe sciagure hanno causato.